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Articoli a cura della Dott.ssa Annalisa Coco Psicologa Psicoterapeuta
1. È ora di sciogliere i nodi!
Oggi ti parlerò di come il trauma e il senso di colpa siano collegati e di come l'EMDR possa aiutarti a ritrovare serenità e libertà emotiva.
Pensieri ricorrenti
Succede spesso che le donne che hanno vissuto un trauma si ritrovino intrappolate in un loop di sensi di colpa e vergogna.
“Se solo avessi fatto qualcosa di diverso…”, “È colpa mia se è successo…” sono pensieri ricorrenti che non fanno altro che mantenere il dolore vivo e impedire la guarigione.
Conseguenza
Il punto è che quando ci si trova a convivere con il senso di colpa post-traumatico, si commette un errore comune: si finisce per attribuirsi responsabilità che non appartengono realmente a noi. Questo accade perché la nostra mente cerca un senso all'accaduto e, per qualche motivo, spesso lo trova nella nostra presunta colpa.
La conseguenza? Un peso emotivo schiacciante che alimenta insicurezza, paura e isolamento.
Rielaborazione del trauma mediante l’EMDR
Ciò che funziona molto bene, invece, è rielaborare il trauma in modo sano e consapevole. Una delle modalità più efficaci è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), un metodo scientificamente validato che aiuta il cervello a rielaborare l’evento traumatico, riducendo l’intensità emotiva associata ai ricordi dolorosi.
Tuttavia, molte donne che potrebbero trarne beneficio credono erroneamente che il trauma sia qualcosa di immutabile e che devono solo “convivere” con esso.
Il nostro cervello ha una naturale capacità di guarigione
Mi spiego meglio: immagina il trauma come un nodo in una collana di perle. Ogni volta che lo tocchi, ti sembra più stretto, più ingombrante. L’EMDR funziona come un ago sottile che scioglie il nodo, permettendo alla collana di tornare fluida e armoniosa.
Come afferma la dottoressa Francine Shapiro, ideatrice dell’EMDR, “il nostro cervello ha una naturale capacità di guarigione, basta saper attivare i giusti meccanismi”.
I passi da compiere per liberarsi dal senso di colpa
In sintesi, per liberarti dal senso di colpa legato al trauma, evita di colpevolizzarti per eventi fuori dal tuo controllo e prova a:
1. Riconoscere che il senso di colpa è una risposta appresa, non una verità assoluta.
2. Identificare e mettere in discussione i pensieri autocolpevolizzanti.
3. Considerare di intraprendere un percorso psicologico con l’EMDR come strumento per rielaborare il passato e riprendere il controllo della tua vita.
E tu hai mai affrontato un percorso psicologico?
Scrivimi se hai mai affrontato un percorso di rielaborazione del trauma.
La tua esperienza potrebbe aiutare altre donne che vivono la stessa difficoltà.
2. La Compassion Focused Therapy per superare la vergogna dopo un trauma
Oggi ti parlerò di come la Compassion Focused Therapy (CFT) può aiutarti a superare la vergogna che spesso segue un trauma.
Il problema principale
Molte donne che hanno vissuto un trauma portano con sé un senso di vergogna profondo e paralizzante.
Sentono di essere "sbagliate", responsabili di quanto accaduto o indegne di amore e comprensione. Questa vergogna le isola e impedisce loro di chiedere aiuto o di sentirsi meritevoli di guarigione.
Gli altri problemi legati alla vergogna post-traumatica
Riconosci la tua vergogna senza giudizio – Accettare che sia presente è il primo passo per trasformarla.
Comprendi il funzionamento della mente – Sapere che la tua reazione è normale riduce il senso di colpa.
Pratica l’autocompassione – Sperimenta esercizi di gentilezza verso te stessa: ad es., inizia ad utilizzare con te stessa un tono più gentile ed accogliente, come faresti con un’amica a cui vuoi bene.
Circondati di persone che ti sostengono – Condividere il tuo dolore con chi può comprenderti è un atto di coraggio.
L'errore principale
Uno degli errori più comuni che le donne in questa situazione commettono è credere che la vergogna sia un dato di fatto, una parte inscindibile della loro identità.
Pensano di doverla nascondere o ignorare, mentre in realtà il tentativo di soffocarla la rende ancora più forte.
La soluzione: il potere della compassione
Quello che invece funziona è sviluppare un atteggiamento di compassione verso di sè.
La Compassion Focused Therapy aiuta proprio in questo, permettendoti di:
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riconoscere che la vergogna è una risposta naturale al trauma, non una verità su di te;
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comprendere come il cervello umano reagisce al dolore e allo stress;
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praticare l'autocompassione per spezzare il ciclo dell’autocritica;
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accogliere la tua storia con gentilezza, senza giudicarti.
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Un esempio pratico
Riconosci la tua vergogna senza giudizio – Accettare che sia presente è il primo passo per trasformarla.
Comprendi il funzionamento della mente – Sapere che la tua reazione è normale riduce il senso di colpa.
Pratica l’autocompassione – Sperimenta esercizi di gentilezza verso te stessa: ad es., inizia ad utilizzare con te stessa un tono più gentile ed accogliente, come faresti con un’amica a cui vuoi bene.
Circondati di persone che ti sostengono – Condividere il tuo dolore con chi può comprenderti è un atto di coraggio.
Riprove ed evidenze
Il lavoro del Prof. Paul Gilbert, fondatore della CFT, ha dimostrato che l’autocompassione riduce i livelli di vergogna e ansia, favorendo una maggiore resilienza emotiva.
Inoltre, numerosi studi hanno evidenziato come sviluppare un dialogo interiore gentile aiuti a regolare le emozioni e a promuovere la guarigione.
I passi per superare la vergogna con la CFT
Riconosci la tua vergogna senza giudizio – Accettare che sia presente è il primo passo per trasformarla.
Comprendi il funzionamento della mente – Sapere che la tua reazione è normale riduce il senso di colpa.
Pratica l’autocompassione – Sperimenta esercizi di gentilezza verso te stessa: ad es., inizia ad utilizzare con te stessa un tono più gentile ed accogliente, come faresti con un’amica a cui vuoi bene.
Circondati di persone che ti sostengono – Condividere il tuo dolore con chi può comprenderti è un atto di coraggio.
La trasformazione che voglio per te
Con questo articolo voglio aiutarti a cambiare prospettiva: la vergogna non è una condanna, ma un’emozione che puoi comprendere e trasformare.
Anche un piccolo passo verso l’autocompassione può fare la differenza.
E tu? Qual è il primo gesto di gentilezza che puoi fare per te stessa oggi?
Se ti fa piacere, scrivimelo. Sono qui per supportarti.
3. Trauma con la T maiuscola e trauma con la t minuscola: perché è importante fare questa distinzione
Oggi ti parlerò di una distinzione fondamentale nel mondo della psicotraumatologia: il Trauma con la T maiuscola e il trauma con la t minuscola.
Se hai vissuto un’esperienza difficile e ti senti bloccata nel senso di colpa e nella vergogna, capire questa differenza potrebbe essere un primo passo importante per te.
Il problema principale
Succede spesso che chi ha vissuto un evento doloroso non riesca a riconoscerne l’impatto sulla propria vita.
Questo perché non tutti i traumi vengono percepiti come “grandi eventi” e, di conseguenza, molte persone minimizzano la propria sofferenza.
Altri problemi
Svalutare la propria esperienza perché “c’è chi sta peggio”.
Rinnegare totalmente esperienze che hanno lasciato segni profondi.
Sentirsi inadeguate nel provare dolore per qualcosa che non viene percepito come "grave".
Continuare a vivere con schemi disfunzionali senza riconoscerne l’origine.
L’errore tipico
Il punto è che quando si parla di trauma, si pensa solo ai grandi eventi catastrofici: abusi, incidenti, perdite improvvise. Questi sono Traumi con la T maiuscola, quelli che lasciano ferite evidenti e riconosciute.
Ci sono anche i traumi con la t minuscola: esperienze di rifiuto, umiliazione, trascuratezza emotiva, eventi ripetuti nel tempo che, sommati, creano ferite altrettanto profonde. Ignorarli o minimizzarli può portare a conseguenze come ansia, senso di colpa, vergogna e difficoltà nelle relazioni.
Cosa dovresti fare invece?
Riconoscere che anche i traumi con la t minuscola hanno un impatto significativo. Non serve che un evento sia catastrofico per segnarti.
La tua sofferenza è valida e merita attenzione e cura.
Perché è così difficile farlo?
Purtroppo, molte persone crescono con l’idea che "bisogna essere forti", che "ci sono cose peggiori" e che "bisogna andare avanti senza lamentarsi".
Questo porta a ignorare il dolore e a non affrontarlo, peggiorando la situazione.
Un esempio pratico
Immagina di avere una piccola scheggia nel dito. Non è una ferita grave, ma è fastidiosa e, con il tempo, può infettarsi e creare un problema più grande.
Così funzionano i traumi con la t minuscola: piccoli eventi che, se ignorati, possono trasformarsi in ferite profonde.
Una frase di Francine Shapiro, la fondatrice dell’EMDR, che esprime questo concetto è:
"Il trauma non è nell'evento in sé, ma nel sistema nervoso della persona che lo ha vissuto."
Questo riflette l'idea che non è l'evento traumatico in sé a determinare le conseguenze psicologiche, ma il modo in cui il nostro cervello e il nostro corpo lo elaborano.
Cosa puoi fare oggi per iniziare a stare meglio?
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Dai valore alla tua esperienza: il tuo dolore è reale, anche se nessuno lo vede.
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Impara a riconoscere i segnali del trauma: ansia, paura, senso di colpa e vergogna possono essere indicatori di qualcosa di non elaborato.
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Chiedi aiuto: parlarne con un professionista ti permette di dare senso a quello che vivi e trovare nuove strategie per stare meglio.
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In sintesi
Per ritrovare serenità e benessere, è fondamentale smettere di minimizzare il proprio dolore.
Non esiste un “trauma troppo piccolo” se ha lasciato un segno dentro di te.
👉 Fammi sapere se ti sei mai ritrovata a minimizzare un’esperienza dolorosa e se questa riflessione ti ha aiutata a cambiare prospettiva.
4. Perché le stesse esperienze vengono vissute diversamente dalle persone?
Oggi ti parlerò di un fenomeno molto comune: perché due persone che vivono la stessa esperienza possono reagire in modi completamente diversi?
Il problema principale
Le donne che hanno subito un trauma spesso si sentono sole e incomprese, provando senso di colpa e vergogna per ciò che hanno vissuto.
Una delle difficoltà più grandi è il confronto con gli altri: "Perché lei ha superato il trauma e io no? Cosa c'è di sbagliato in me?".
Altri problemi legati a quello principale
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Sensazione di inadeguatezza e autosvalutazione.
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Difficoltà a chiedere aiuto per paura di essere giudicate.
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Mancanza di strumenti per comprendere la propria reazione al trauma.
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L'errore principale
Quando si vive un trauma, spesso si tende a pensare che esista un modo "giusto" di reagire.
Il confronto con gli altri porta a credere che, se non si guarisce rapidamente, ci sia qualcosa che non va in noi. Questo genera ulteriore senso di colpa e autoisolamento.
Cosa fare invece?
Ciò che funziona molto bene è comprendere che ognuno ha una propria storia, una propria sensibilità e risorse differenti.
Il nostro cervello processa le esperienze in base a tanti fattori: il nostro passato, le nostre credenze, il supporto che abbiamo ricevuto, la nostra biologia.
Un esempio pratico
Se pensi a un trauma come a una ferita fisica, capisci subito che ognuno ha tempi di guarigione diversi.
C'è chi guarisce velocemente e chi ha bisogno di più tempo, magari perché ha subìto più ferite in passato.
Non si tratta di forza di volontà, ma di un processo naturale.
Come afferma Paul Gilbert, fondatore della Compassion Focused Therapy, "il nostro cervello è stato programmato per proteggerci, non per farci soffrire".
Se alcune esperienze vengono vissute in modo più intenso, è perché il nostro sistema sta cercando di metterci in sicurezza.
Come puoi cambiare prospettiva da oggi?
Smetti di paragonarti agli altri: ognuno ha il proprio percorso di guarigione.
Accogli le tue emozioni senza giudicarle: se senti paura o dolore, non significa che tu sia "debole".
Chiediti cosa puoi fare per prenderti cura di te stessa oggi: anche un piccolo gesto di autocompassione può fare la differenza.
Fammi sapere cosa ne pensi e come va l’applicazione di questi suggerimenti. La tua opinione è davvero importante per me!

